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JENNIFER LOPEZ INTERVISTATA AL 57° FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA

 

Se dovesse scegliere tra la carriera di cantante e quella di attrice?
Non ho mai pensato a fare una scelta così radicale. Ho sempre considerato la mia carriera come un insieme di queste due cose.

Nel film entra nella testa di un serial killer. Le piacerebbe entrare nella mente di qualcuno?
Sì, di tutti quelli che incontro, per sapere cosa pensano davvero.

E da chi farebbe visitare la sua mente?
Da nessuno.

Si dice che ci siano state delle incomprensioni tra lei Tarsem in materia di look.
Parlare di incomprensioni mi sembra esagerato. Lui voleva che avessi i capelli molto lunghi, neri e lisci. Secondo me sarebbe stata un'immagine troppo da top model e ho insistito affinché potessi avere nel film i capelli più corti e ricci. Superato questo problemino non ne abbiamo avuti altri.

Come si è preparata al ruolo della psicologa?
Ho letto molti libri sull'argomento e ho frequentato degli esperti. Non ho volutamente approfondito gli studi sui serial killer visto che il mio personaggio non ne sa molto.

Dicono che abbia assicurato una parte del suo corpo: è vero?
Se si dovesse credere a tutto ciò che si legge... Comunque la risposta è no.

È faticoso essere un sex symbol?
Molte volte sono gli altri che ti etichettano in un certo modo. Io sono soddisfatta di come sono ma non mi illudo: la bellezza sfiorisce e devi far vedere quello che sei davvero, quello che hai dentro. La superficie è destinata a cambiare,quello che hai dentro resta neglli anni.

Il senatore Libermann ha dichiarato che The Cell sia troppo violento. Lei che ne pensa?
Ma il film l'ha visto? Non trovo giusto limitare la fantasia degli artisti: dovremmo essere tutti liberi di esprimerci.

Girerebbe un film in Europa?
Certamente, ma dovrei perfezionare la lingua. Anche in Spagna mi hanno fatto la stessa domanda ma il mio spagnolo non è perfetto come dovrebbe. Ma con il tempo chissà.

 

Alessandra Meo 19-09-2000